Dicembre 2017


Cari amici,

ci apprestiamo a chiudere il 2017, il primo interamente guidato dalla giunta Appendino. Un anno complicato, segnato da una progressiva consapevolezza di essere amministrati da una Sindaca che fatica a governare i problemi di una grande città e che non sa trasmettere segnali forti di indirizzo.

La tragedia di piazza San Carlo del 3 giugno scorso ha segnato un punto di svolta: indubbiamene hanno concorso fattori non facilmente prevedibili, ma non è accettabile la totale mancanza di ammissione di responsabilità da parte dell’Amministrazione verso una città ferita. A distanza di 6 mesi nessun accertamento, nessun provvedimento preso sotto il profilo amministrativo: si preferisce aspettare che la Procura faccia il suo corso (21 in totale gli indagati sulla vicenda) e che individui il capro espiatorio su cui scaricare tutte le responsabilità. Il Capo di Gabinetto Giordana, che ha avuto un ruolo importante nella (non) organizzazione dell’evento, è il personaggio che ha marcatamente influenzato la politica della Sindaca in questo primo anno; viene intercettato mentre chiede all’Amministratore Delegato di GTT di far togliere la multa presa da un amico beccato sul tram senza biglietto. Una vicenda squallida, che la dice lunga sulla concezione del potere da parte di chi pensa che l’Amministratore di una Società sull’orlo del collasso, che rischia di non pagare gli stipendi a più di 5.000 dipendenti, debba occuparsi del suo amichetto che non vuol pagare 25 Euro. Giordana, che è un dipendente comunale, si è quindi dimesso da Capo di Gabinetto, bontà sua, ma si scopre in questi giorni che il fido consigliere partecipa ad un concorso interno per un avanzamento di posizione. Un po’ tanto per chi ha segnato la propria campagna elettorale al grido di “Onestà!”.

Il refrain ripetuto in questo anno ha riguardato la scelta coraggiosa con cui la maggioranza ha scelto di non dichiarare il pre-dissesto, preferendo un piano di rientro che mira  a risanare in quattro anni i conti della Città.

E’ vero, la situazione ereditata dalle giunte precedenti non era semplice e i buchi dei conti di GTT non li ha certo creati la Sindaca. Anche Fassino però aveva a sua volta ereditato un bilancio compromesso, e nonostante questo ha ridotto in 5 anni il debito di 500 milioni. L’impressione è che a navigare in cattive acque sapesse reggere meglio il timone per seguire una rotta.

Di seguito un breve resoconto di alcuni dei temi trattati nel mese di dicembre in Consiglio Comunale.

CHIUSURA DI BILANCIO

Questo fine anno è incentrato sulla necessità di approvare l’assestamento finale del Bilancio comunale e il cosiddetto Bilancio Consolidato (in pratica, secondo la nuova normativa sugli Enti Locali, il Comune deve aggregare i numeri del proprio Bilancio con quelli dei bilanci delle Società Controllate o Partecipate, in modo da avere una rappresentazione complessiva del patrimonio).

In entrambi i casi i Revisori dei Conti hanno espresso parere negativo, e questo non è un bel segnale. Il loro è un parere tecnico non vincolante; Assessore e consiglieri 5 stelle hanno aspramente criticato l’operato del Collegio, reo di aver ribadito che il debito di 5 milioni verso Ream (restituzione della caparra versata per acquisire l’area ex Westinghouse, successivamente aggiudicata ad un’altra società) andava riconosciuto nell’esercizio corrente, oltre alla impossibilità di consolidare il Bilancio in assenza dei dati su GTT (il bilancio 2016 della società di trasporti non è infatti ancora stato approvato e nulla è stato reso noto del suo piano industriale in fase di approvazione).

Non è intelligente questo atteggiamento della maggioranza  nei confronti di un Collegio che dovrebbe essere uno strumento di confronto, utile a garantire coerenza con i principi contabili.

Il vero nodo è la GTT, sull’orlo del commissariamento: la Sindaca non ha mai chiarito se il Comune, socio unico, intenda aprire a privati, trovare i soldi che servono a ripianare l’ammanco (25 milioni secondo le ultime valutazioni) o scegliere l’amministrazione controllata (secondo la cosiddetta Legge Marzano).

Su questo tema l’esercito dei sinora compatti soldatini 5 stelle ha iniziato a mostrare qualche segnale di ammutinamento, con la malcelata irritazione del fronte purista che vede come fumo negli occhi la possibilità di apertura ad un socio privato. Ma un conto è fare campagna elettorale, un conto è governare, così che potrebbe prevalere l’atteggiamento da realpolitik della Sindaca, anche se non può permettersi il lusso di rinunciare ad una maggioranza compatta che sinora l’ha sostenuta con bulgara sottomissione. Probabile che la pragmatica Appendino cerchi di ottenere benevolenza nella revisione dei conti, rimandando la soluzione per trovare i 25 milioni che mancano, confidando magari da qui a pochi mesi in un aiuto da parte di un governo amico. Nulla di nuovo sotto il sole, si torna a giochetti da prima repubblica in barba alla rivoluzione grillina.

CI SIAMO PERSI LA CULTURA

Insieme ad altri colleghi ho sottoscritto un’interpellanza (scaricala qui) in cui si chiedeva all’Assessora Leon di illustrare le sue idee sul futuro della Fondazione Torino Musei e sulla biblioteca della GAM. Quest’ultima è un’eccellenza nel panorama internazionale delle biblioteche specialistiche di storia dell’arte: ne ho apprezzato il valore avendo incontrato dipendenti (personale altamente specializzato), professori e studenti che la frequentano, che mi hanno illustrato un quadro sconfortante di mancanza di progettualità sul sistema museale torinese.

La situazione in questi giorni è repentinamente precipitata, in seguito all’annuncio del presidente della Fondazione Torino Musei (da cui dipende il personale della biblioteca) di un piano di licenziamento che prevede un esubero di 28 persone.

Imbarazzante al proposito le dichiarazioni dell’Assessora Leon, che si è detta stupita e contrariata. Peccato che al tavolo della Fondazione sieda anche lei e che lo stesso Presidente Cibrario l’abbia contraddetta, dicendo che il Piano è stato votato da Sindaca e Assessora. Ho quindi presentato un’ulteriore richiesta di comunicazioni insieme ad altri colleghi per avere garanzie sulla continuità lavorativa di queste 28 persone, si tratta di lavoratori con un’elevata specializzazione, che hanno appreso dai giornali del piano di licenziamento senza che nessuno li avesse avvisati prima.

Il vero problema è che ancora una volta manca una visione e anche per la cultura manca un piano. Nel bilancio 2017 sono stati tagliati circa 5 milioni complessivi su questo capitolo, ma non è solo questione di mancanza di risorse bensì di mancanza di idee: la cultura deve essere un motore di sviluppo irrinunciabile, al pari dell’innovazione, del turismo o delle opere come la metro. Si elaborino delle strategie e si vada a bussare per trovare i finanziamenti, come fu fatto in passato.

SICUREZZA SCADUTA

A inizio mese si è scoperto dai giornali che la maggioranza degli estintori della GTT (oltre 5.000 fra tram, bus, depositi, stazioni, metro) non erano a norma, perché privi di libretto di manutenzione o non più ricaricati dal 2012.

Non è quel genere di notizie che lascia tranquilli, ma se nessuno, né Sindaca né Assessora ne vertici di GTT, si sono presi il disturbo di rassicurare i cittadini rispetto alla presa in carico del problema e di come sarebbero intervenuti, allora il problema è più grave, non si tratta solo di estinguere incendi ma di governance della città.

(qui trovi il video del mio intervento in aula).

PARCO DELLA SALUTE, APPROVATA LA RATIFICA DELL’ACCORDO DI PROGRAMMA

Via libera all’accordo di programma per la realizzazione del maxi-polo sanitario che sorgerà al Lingotto, approvato in Consiglio Comunale e quindi sottoscritto lo scorso 15 novembre tra Città di Torino, Regione Piemonte, Città della Salute e della Scienza di Torino, Università, FS Sistemi Urbani e FS Italiane Spa. L’accordo prevede la predisposizione di una variante al vigente Piano Regolatore generale.

Credo sia importante procedere il più in fretta possibile per realizzare questo intervento: le Molinette, uno fra i primi 5 ospedali italiani, è una struttura obsoleta concepita negli anni ’30 secondo un’idea ormai superata di ospedale a padiglioni. Chiunque ci entri avverte la carenza diffusa di manutenzione, nonostante si spendano 10 milioni all’anno; le condizioni nei reparti e nei corridoi sono a volte da ospedale da terzo mondo; manca un campus universitario, nonostante qui si formino i futuri medici.

Ben venga quindi riorganizzazione e razionalizzazione in un unico polo le attività di assistenza sanitaria, ricerca e didattica, creando sinergie tra Regione, Città di Torino e Atenei Torinesi. Rimane aperto il tema, tutto cittadino, di come riutilizzare gli spazi che si libereranno a seguito della dismissione delle stesse Molinette e del Regina Margherita – S. Anna, su cui occorre elaborare un progetto da inserire nella revisione generale del Piano Regolatore, recentemente avviata dal Vicesindaco Montanari.

Il fatto che nell’atto di indirizzo della variante da lui predisposto (scaricalo qui), neanche venga citata la Città della Salute, sicuramente la trasformazione urbana più importante che ci riguarda nel prossimo decennio, sembra un po’ più che una svista… Faremo in modo di ricordarglielo!

SALA ROSSA RINNOVATA. TERMINATI I LAVORI

Sono terminati i lavori per la ristrutturazione della Sala Rossa di Palazzo Civico. Lavori durati sei mesi e che hanno riguardato la messa a norma e il restyling della sala e l’ammodernamento delle postazioni utilizzate dai consiglieri durante le sedute del Consiglio Comunale per votare i provvedimenti presentati. Lo scorso 18 dicembre la Sala Rossa è tornata ad ospitare le sedute del Consiglio Comunale, temporaneamente ospitate dalla sala “Marchiaro” della Città Metropolitana in piazza Castello.

DA PALAZZO CIVICO UN APPELLO CONTRO LE ARMI NUCLEARI   

Le armi nucleari sono una minaccia reale per l’umanità, riaffacciatasi prepotentemente con le tensioni tra Corea del Nord e Stati Uniti. L’ICAN (International Campaign to Abolish Nuclear Weapons) è stata insignita del Premio Nobel per la Pace nel 2017 ed è di quest’anno anche il Trattato per il disarmo nucleare delle Nazioni Unite. A questo trattato, già ratificato da 122 Paesi, non ha ancora aderito l’Italia. Da qui nasce la campagna “Italia ripensaci!”, che abbiamo sostenuto unanimemente come Consiglio Comunale di Torino, promuovendo a Palazzo Civico un’interessante iniziativa promossa dalla Rete Italiana per il Disarmo. Iniziativa giusta, peccato constatare che abbiamo partecipato in una manciata di consiglieri e neanche un esponente della giunta.

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Ne approfitto per fare a tutti voi e alle vostre famiglie i migliori auguri di buon Natale e di buone Feste!

Ci sentiamo con l’anno nuovo, continuerò a tenervi aggiornati.

Francesco

scrivi@francescotresso.it

listacivica@comune.torino.it


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